La
resistenza aerodinamica totale è costituita da più componenti,
precisamente da quattro componenti. Una di queste componenti è la
resistenza aerodinamica indotta. Questa componente della resistenza
nasce dal fatto che l'ala del velivolo non ha una lunghezza infinita.
Questo comporta che alle estremità alari vi sia un passaggio del fluido
aria dal ventre al dorso dell'ala. Il motivo che all'origine ti tale
movimento del fluido aria lo si potrà comprendere in una delle prossime
lezioni, nella quale si esaminerà l'origine fisica della portanza
aerodinamica. E' comunque sufficiente sapere che sul ventre dell'ala vi
è una zona di alta pressione (sovrapressione) mentre sul dorso dell'ala
vi è una bassa pressione (depressione). Questa distribuzione delle
pressioni intorno all'ala comporta che l'aria, in prossimità delle
estremità alari, venga aspirata dal basso verso l'alto, ossia dal
ventre verso il dorso dell'ala. Questo fatto comporta la formazione di
vortici (ossia turbolenza) a valle
delle
estremità alari. Vortice è sinonimo di bassa pressione, ossia
depressione. questa depressione "aspira" le estremità alari,
trattenendole all'indietro, ostacolando quindi il moto del velivolo.
Questo determina l'origine della resistenza aerodinamica indotta. I metodi
per ridurre i vortici alle estremità alari e quindi contenere il valore
della resistenza indotta, possono seguire due strategie. La prima
strategia è quella della scelta della geometria della pianta alare, la
seconda è invece l'adozione di appositi accorgimenti alle estremità
alari. Riguardo la pianta alare, una prima
considerazione
è quella di avere un allungamento alare elevato ( l'allungamento alare
è definito come il rapporto tra il quadrato dell'apertura alare e la
superficie alare). In questo modo ci avviciniamo maggiormente ad un'ala
di una lunghezza teorica infinita. E' questa la strategia seguita dagli
alianti, i quali presentano un allungamento alare molto elevato. Una
seconda considerazione è quella di adottare una pianta alare di forma
ellittica. Con questa soluzione i vortici alle estremità alari si
riducono quasi totalmente. E' questa la via che è stata seguita dai
progettisti inglesi alla fine degli anni trenta. Il risultato di tale
filosofia progettuale è stato il caccia Spitfire, vincitore della
Battaglia d'Inghilterra. A parità di potenza istallata, tale velivolo,
grazie proprio all'ala ellittica, era più veloce del diretto avversario
tedesco Messerschmitt Bf 109G. Se per altri motivi tecnici (sopratutto
di tempi di produzione) si preferisce non adottare un'ala ellittica, è
preferibile adottare un'ala a pianta trapezia, invece che rettangolare,
poichè questa più si avvicina alla forma ellittica. L'altra strategia
è in vece quella di adottare appositi accorgimenti alle estremità
alari. Un primo accorgimento è quello di arrotondare in modo opportuno
le estremità alari nel piano dell'ala stessa. Il modo più opportuno di
effettuare tale arrotondamento è stato studiato in galleria del vento,
a metà del 1900, dalla NACA (l'attuale NASA). Le estremità alari così
arrotondate prendono il nome di "wingtip". Un altro
accorgimento molto usato è quello di adottare sulle estremità alari
delle piccole alette, (vedi lavagna in alto a sinistra) rivolte verso
l'alto o verso il basso (in entrambe le direzione nelle soluzioni più
sofisticate). Tali alette prendono il nome di "winglet".
Entrambe queste soluzioni ostacolano il formarsi dei vortici dietro le
estremità alari, permettendo di contenere il valore della resistenza
aerodinamica indotta. Nel campo degli aerei ultraleggeri tali soluzioni
sono molto utilizzate, specie per gli ulm avanzati che ricercano
prestazioni in velocità elevate. Tenendo presente che tali soluzioni
vengono adottate in aviazione commerciale dai velivoli Airbus e Boeing,
risulta evidente come le leggi aerodinamiche abbiano validità generale
per ogni campo dell'aeronautica, quindi anche per l'aviazione
ultraleggera e per il volo sportivo vds.
Ing.
Massimiliano Ghielmetti; docente di Aerotecnica
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