La
resistenza aerodinamica totale è costituita da più componenti,
precisamente da quattro componenti. Una di queste componenti è la
resistenza aerodinamica di attrito. Essa diperda dalla rifinitura
superficiale del corpo. maggiore è la levigatezza della superficie del
corpo, ossia meno asperità sono presenti su tale superficie, minore è
il valire della resistenza aerodinamica di attrito. Da un punto di vista
aerodinamico, la resistenza aerodinamica di attrito è legata alla
tipologia dello strato limite. Riguardo allo strato limite, si rimanda
alla prossima lezione. In questo momento basta accennare che esso è un
sottile strato di aria di qualche millimetro aderente alla superficie
del corpo. In esso la velocità varia da un valore nullo sulla
superficie del corpo ad un valore asintotico aumentando il proprio
valore
in modo parabolico (vedi lavagna a lato). Vi possono essere due differenti
tipologie di strato limite: uno strato limite laminare, più sottile, in
cui i filetti fluidi sono gli uni paralleli agli altri; ed uno strato
limite turbolento, più spesso, dove i filetti fluidi si intersecano gli
uni agli altri. Una superficie del corpo liscia, consente di avere uno
strato limite laminare. Una superficie del corpo ruvida, o con delle
asperità, determina la formazione dello strato limite turbolento. Uno
strato limite laminare consente di avere una resistenza aerodinamica di
attrito più contenuta di quella che si ha con uno strato limite
turbolento.
Per questo motivo è uso, per avere una resistenza aerodinamica
contenuta e quindi maggiori velocità di volo o maggiori autonomie
chilometriche ed orarie, cercare di avere le superfici del velivolo
bagnate dal fluido aria le più lisce e pulite possibili. Facendo
riferimento alla storia aeronautica, molto noto è l'episodio del
velivolo Macchi Castoldi MC 72 detentore del record assoluto di
velocità per idrovolanti con motore a pistoni stabilito nel 1934 e
tuttora imbattuto. Originariamente i galleggianti - scarponi del
velivolo erano in lega leggera di alluminio. Le giunzioni tra i vari
pannelli di alluminio erano realizzati con delle chiodature (ribattini
di alluminio). Le teste dei chiodi costituivano delle asperità sulla
superficie del corpo, la quale non presentava quindi una superficie
perfettamente liscia. Lo strato limite su tale superficie era quindi di
tipo turbolento. Successivamente i galleggianti vennero realizzati in
legno. I vari pannelli di compensato di betulla utilizzati erano
giuntati tra di loro mediante incollaggio. Mediante stuccatura e
successiva verniciatura, la superficie dei galleggianti era praticamente
lucidata a specchio, ossia perfettamente liscia e priva di asperità. Lo
strato limite in questo caso era quindi di tipo laminare. Tale miglioria
permise di aumentare la velocità massima del velivolo di addirittura 15
km/h, permettendo di stabilire il record di velocità con il valore di
709,2 km/h
Ing.
Massimiliano Ghielmetti; docente di Aerotecnica
Il
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